Nel mercato attuale degli smartphone siamo abituati a una vera e propria “corsa agli armamenti”, fatta di gigahertz, quantità di RAM smisurate e sensori fotografici con risoluzioni da telescopio. Ma dopo aver passato diverse settimane con il nuovo Google Pixel 9a, la mia prospettiva è cambiata. Questo dispositivo è la prova vivente che non serve l’hardware più estremo per offrire un’esperienza utente eccellente: serve un software curato, cucito su misura e profondamente intelligente.


La scheda tecnica: l’equilibrio prima di tutto

Non lasciatevi ingannare dal prefisso “a”: il Pixel 9a condivide molto più DNA con i fratelli maggiori di quanto il prezzo lasci pensare. Sotto la scocca batte lo stesso cuore pulsante dei modelli di punta, il chip Google Tensor G4, ottimizzato per i carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale. Ecco i punti salienti della scheda tecnica:

Componente Specifiche
Display 6.3” Actua OLED, 120Hz (60–120Hz), fino a 2700 nits di picco
Processore Google Tensor G4 con coprocessore di sicurezza Titan M2
Memoria 8 GB di RAM LPDDR5X
Storage 128 GB o 256 GB (UFS 3.1)
Batteria 5100 mAh (la più grande mai vista su una serie A)
Fotocamere Principale 48 MP (OIS, f/1.7) + ultra-wide 13 MP
OS Android 15 con 7 anni di aggiornamenti garantiti

Il software è il vero protagonista

Mentre altri produttori si concentrano sui benchmark, Google si è concentrata sulla fluidità del quotidiano. Usare il Pixel 9a non significa avere lo smartphone più veloce al mondo nei calcoli matematici, ma avere un dispositivo che anticipa le tue esigenze. L’interfaccia è pulita, le animazioni sono coerenti e ogni funzione sembra al posto giusto. È qui che risiede la vera magia: un hardware “giusto” che viene elevato da un software superbo. Funzioni come Add Me (per includere il fotografo nelle foto di gruppo) o il Magic Editor funzionano con una naturalezza che rende l’esperienza quasi magica. È la dimostrazione che l’ottimizzazione vale più dei numeri sulla carta.


Il neo: Gemini e le gerarchie di Google

Se c’è un punto che mi ha lasciato l’amaro in bocca, è la gestione delle funzionalità AI. Nonostante il Tensor G4 sia presente anche qui, Google ha deciso di riservare alcune funzionalità avanzate di Gemini esclusivamente ai modelli Pixel 10 e 10 Pro. È una scelta che non condivido pienamente: quando si acquista un dispositivo che punta tutto sull’intelligenza artificiale, trovarsi davanti a “barriere software” artificiali basate sul modello posseduto stona un po’ con la filosofia di un software che dovrebbe essere il cuore democratico dell’esperienza Pixel. Tuttavia, anche con queste mancanze (come le anteprime video AI più avanzate o alcune funzioni di sintesi in tempo reale più spinte), il Pixel 9a rimane un campione di intelligenza nel suo segmento.


Conclusioni

Il Google Pixel 9a non è lo smartphone per chi cerca il record su AnTuTu. È lo smartphone per chi vuole un oggetto affidabile, con una batteria che finalmente copre la giornata senza ansie (grazie ai 5100 mAh) e una fotocamera che scatta foto incredibili premendo un solo tasto. Ancora una volta, Google ci insegna che il segreto non è quanto sia potente il motore, ma quanto bene sia tarata la guida.